
When I was just a little girl
I asked my mother
What will I be
Will I be pretty
Will I be rich
Here's what she said to me
Imbarazzante, perdinci e anzichenò, trovarsi così senza cartucce da sparare, senza parole da condire in virtuosismi atletici di virgole in pericolo tra un ma di certo ed un giammai. Arresa di fronte al buco nero di una pagina bianca, di una vita intonsa.
Que sera, sera
Whatever will be, will be
The future's not ours to see
Que sera, sera
What will be, will be
Meglio puntare sul semplice, sul pratico e sempre vero, rimettersi al destino per riempire questo vuoto che vorrei vedere zeppo, scintillante di gioielli colorati e pacchiani, di fiori in stoffa e fil di ferro da arricciare ai bordi di un letto in ferro battuto, di pomi d'oro e .... Sì... Anche di manici di scopa per volare in alto e vedere con te, non prima di te, lo splendore che sei.
When I grew up and fell in love
I asked my sweetheart
What lies ahead
Will we have rainbows
Day after day
Here's what my sweetheart said
Eppure vorrei sapere cosa augurare, per cosa pregare le Stelle e la Luna e il Sole e i Prati, i Boschi, Le Fredde Mattine d'Inverno col Sole, Le Notti di Pioggia, gli Strilli del Mare, che cosa chiedere senza sbagliare, senza cadere nell'egoismo di sapere quel che è meglio, la presunzione di conoscere già tutto prima di conoscerti.
Que sera, sera
Whatever will be, will be
The future's not ours to see
Que sera, sera
What will be, will be

Quando hai portato la Fabia a casa, appena uscita dalla concessionaria, con il sedile mal posizionato perchè non sapevi come abbassarlo, ma eri lì sopra e non ti sembrava vero.
La prima volta che hai atteso la cioccolata calda fatta da tua nonna, con la farina gialla per renderla più densa, tu stavi lì a inalarne il profumo e già nella bocca ti si scioglieva il gusto.
Il primo bacio e l'idea del primo bacio, forse più questa che quello, l'inconsapevolezza della sensazione tattile di un paio di labbra estranee sopra le tue, dentro le tue... E allora anche l'idea di ogni primo bacio per ogni paio di labbra ancora sconosciute e di tutti quelli che non hai dato.
Il buio della sala e i titoli di testa di una storia che non conosci ma immagini e prevedi via via, minuto per minuto, come la tua vita anche se lì non sei sempre così comoda e non hai sempre i pop corn, ma anche l'inizio di quel film che ami e l'attesa di vedere quella scena e sentire quella voce che dice "Lo so" ad un ti amo lanciato appena un attimo prima di una cascata di Grafite.
Una svolta sbagliata che ti fa scoprire uno scorcio diverso o forse sempre visto, ma mai con luce, mai come quel giorno in cui tu eri lì ma non avresti dovuto esserci.
Tutto quello che non sai e che non hai visto, che leggerai con un nuovo paio di occhi, insieme a loro che sono anche tuoi ma non del tutto.
La banalità di sentirsi all'inizio di ogni cosa.
La vita certe volte è un mistero spaventosamente meraviglioso.

"Altrove" di Giovanna Liberatoscioli, per vedere le altre sue opere cliccate su you tube.
Toto, ho l'impressione che non siamo più nel Kansas. (Dorothy)
Segui la scia di coriandoli di una festa improvvisa e già passata in via Manzoni, aspetti che li sollevi il passaggio del tram... Ma loro restano lì, leggeri e pesanti come come la giacca a vento sopra il costume da Maria Antonietta... quello dove lei ancora conservava la testa e tu non pensavi nemmeno che l'avresti mai persa e poi raccattata spettinata e infuriata ai piedi di tutti quei letti disfatti.
Ti parla la testa mentre quando la tieni fra le mani sai?
Bisognerebbe addomesticarli i pensieri, abituarli a non perdersi quando manca la testa, annoiandoli con un movimento ritmico di pendole d'orologio oppure li si dovrebbe classificare e raggruppare, come le maestre coi bambini buoni e cattivi nei banchi di scuola... per ogni pensiero ribelle otto idee di noia e stabilità.
INon credo però sarebbe una soluzione, probabilmente i primi corromperebbero i secondi e ci si ritroverrebbe senza neppure un pensiero fisso su cui confidare per riportare a casa i vagabondi della mente.

E' una cosa seria questa volta allora?
L'anno che finisce lo è sempre, ogni giorno è una cosa seria, ogni giorno finisce un anno.
Ogni minuto.
Ogni frazione di una frazione di ogni scivolossimo secondo finisce un anno.
Un secolo.
Un millennio.
Un' era.
Di più! Di più?
Tante ere, ognuno ha le sue personali, io le mie le ho classificate e scisse, le studio tra le grane di fotografie sul fondo di cassetti e nell'odore delle gommine profumate che ho collezionato con tanta cura per tanto tempo. Ho avuto dei problemi sai a dividerle, dei momenti di incertezza delle zone grigie, quindi ho deciso che tra ogni mia era c'è un medio evo.
Alto o basso?
Medio. Questa cosa non l'ho mai capita e non l'ho riprodotta, il mio evo è medio, si confonde, s'intrufola bene tra entrambe le ere di confine. A questo serve, a fare da cuscinetto tra me che parcheggio di fronte all'ennesima porta dell'ennesimo locale per l'ennesima sera con l'ennesimo uomo e me che ingrano la marcia sbagliata di fronte all'uscita di una relazione e marcio indietro e indietro e indietro, fino a sfondare il vetro del ridicolo o, quantomeno, del monotono.
E per ricordartele le hai definite?
Certo che sì, le ho battezzate e consacrate, non voglio che muoiano nella mia testa innominate e nel peccato originale senza che una vipera petulante possa offrire loro una mela a testa ,chiamandole per nome e promettendogli di farle tornare in auge.
Ne inizia una nuova quindi?
Sì, oggi sì.

Lei era quella che faceva l'albero... Ci appendeva su le cose. ... Ma un po' di tutto sai. Non credo avesse un'idea precisa di quello che sarebbe dovuto andare se non nel momento esatto in cui decideva che quello sì... quello era un addobbo. Poi mi faceva fare il tour... Sì dell'albero... Mi faceva mettere a sedere sulla spalliera del divano e mi spiegava come mai aveva attaccato il biglietto di auguri piuttosto che la pallina con la sua iniziale.
Poi ho iniziato ad accumulare cianfrusaglie anche io e lei me le faceva appendere sempre... qualcuna me la sono portata dietro fino ad oggi, lo vedi lo sciatore di plastica trovato nelle patatine?
Lui no... non partecipava a questo rito, metteva su le luci perchè lei si sarebbe incasinata con le prese elettriche e poi stava a guardare me che guardavo lei, che guardava per venti minuti ogni aggeggio venuto fuori dalla scatola di legno prima di decidere se appenderlo o meno. Credo se la ridesse parecchio lui dietro quei libri, non ho mai verificato perchè non volevo perdermi la scelta di neppure una pallina.
Però lui mi spiegava che non c'è un cristallo di neve uguale all'altro e che se l'angelo precipita giù dal puntale non è morto, basta metterci la colla. Mi portava anche a raccogliere le pigne e provava a cantarmi Gingle Bells ma poi non si ricordava mai le porole e finiva che me la fischiettava e basta. Le parole se le ricordava lei, solo che non la cantava volentieri perchè lui le diceva che il ritmo era diverso, così mi è toccato metterla insieme a me Gingle Bells... le parole col fischiettìo... Ah, mi ha insegnato anche a fischiare lui... già. No lo so che non c'entra nulla col Natale è solo che me lo sono ricordato.
No non credevo a Babbo Natale, lui me lo aveva spiegato come funzionava la faccenda, però eravamo rimasti daccordo di non dirlo a lei perchè non ci rimanesse male... No, cioè non sarebbe rimasta male del fatto che io non ci credessi, le sarebbe dispiaciuto proprio pensare che Babbo Natale non esistesse, sembrava così convinta quando mi faceva spedire le lettere in Lapponia...

I don't wanna talk,
about things we've gone through.
Tough it's hurting me, now it's history.
Sei in centro, hai fatto il tuo dovere riconsegnando il riconsegnabile, lamentandoti di non poter trattenere qualcosa che ti avrebbe fatto piacere conservare. Hai dato l'idea. Tranquilla. Hai dato l'idea che t'importasse. In un gesto di generosità estrema hai trasformato il vuoto pneumatico di una non relazione in una scatola di caramelle di latta, comprata da Harrods, che verrà appoggiata intatta su uno scaffale per non sciuparne la confezione e lì rimarrà a impolverarsi, intristita come meritano gli oggetti e gli affetti che danno l'idea di non poter essere vissuti.
I played all my cards.
And that's what you've done too.
Nothing more to say, no more ace to play.
The winner takes it all.
The loser's standing small.
Beside the victory, it's a destiny.
Entri da Villeroy e Boch e per la prima volta diventa il tuo negozio preferito. Ti evoca l'idea di un Natale con quell'altro (quello che non ti avrebbe mai regalato una scatola di caramelle di latta) sotto l'albero, vestito da persona perbene, che ti sorride indecente guardandoti dal basso mentre tu infilzi l'angelo sulla punta spuntata dell'abete e delle tue capacità di resistenza al dolore.
I was in your arms,
thinking I belonged there.
I figured it make sense, building me a fence.
Building me a home.
Thinking I'll be strong there.
But I was a fool, playing by the rules.
Ti affacci nelle 16.00 pomeridiane di fine novembre con l'idea di sostituire alla luce gli addobbi natalizi ancora spenti. Sono già lì che penzolano senza senso sulla tua testa girata all'insù in cerca di una scusa per rimanere, anche tu, in attesa di luce; spenta con la scusa che sia qualcuno ad avere il dovere di illuminarti.
Lo vedi da lontano, qull'altro, che cammina verso di te.
Pensi che ad ogni passo stia accendendo un interruttore.
The Gods may throw the dice,
their minds as cold as ice.
And someone way down here,
loses someone dear.
The winner takes it all, the loser has to fall.
It's simple and it's plain,
why should I complain?
Ho perso le chiavi la prima volta che ci siamo parlati.
Perchè me lo ripeti così spesso?
Perchè è un segno. Ho perso le chiavi.
Non potrei tornare più indietro.
Non saprei più dove stare.
Chi ti dice che ti aprirei il cancello?
Nessuno.
E allora che faresti?
Dovresti comunque tornare indietro.
Dovesti battere alla tua solita porta.
Si può sempre tornare indietro, anche senza le chiavi.
Basta conoscere la strada.
But tell me does she kiss,
like I used to kiss you ?
Does it feel the same,
when she calls your name? Somewhere deep
inside, you must know I miss you.
But what can I say ? Rules must be obeyed.
Ci passi davanti al cancello, ti frughi in tasca e senti la chiave sul fondo. Non l'hai mai resa. Non si è mai accorto che l'aveva lasciata incustodita su una pila di gesti disattenti. Non credi gli importi molto che ce l'abbia tu. La lasci appesa d una picca di ferro. Non credi ti ringrazierà di avergliela resa. Guardi la padrona di casa entrare con la sua chiave. Vede la tua, anzi la sente sbattuta dal vento, metallo su metallo. La butta in terra e la scalcia via. Dice che non è più buona. Dice che è stata cambiata. Dice che solo lei può entrare. Peccato non l'abbia provata, la tua chiave funziona. Non gli importa molto a lui di chi entra e chi esce, gli basta l'idea che si possa sempre ritornare.
The judges will decide, the likes of me abied.
Spectators on the show, always staying low.
The game is on again. A lover or a friend ?
A victim is so small, the winner takes it all.
Ti piacciono le carte?
Eh?
Ti piace giocare a carte?
No.
Perchè?
Non ho pazienza.
Non mi ricordo cosa passa sul tavolo.
Le regole non hanno una logica.
Sono giochi.
Non mi piace giocare con qualcosa che non pensa.
L'avversario pensa.
Non mi piace giocare contro qualcosa che pensa.
I don't wanna talk, if it makes you feel sad ?
And I understand,
you've come to shake my hand.
I apologize, if it makes you feel bad.
Seeing me so tense, no self-confidence.
I just say: the winner takes it all...


She
May be the face I can't forget
A trace of pleasure or regret
May be my treasure or the price I have to pay
She may be the song that summer sings
May be the chill that autumn brings
May be a hundred different things
Within the measure of a day.
Era questo che cercavo quando sono arrivato qui.
E pensavi di trovarlo intatto sotto un pergolato di glicini?
Pensavo di averlo già trovato, di dovermelo solo portare via.
Un diritto quesito.
Un diritto di nascita.
La mia?
La tua.
She
May be the beauty or the beast
May be the famine or the feast
May turn each day into a heaven or a hell
She may be the mirror of my dreams
A smile reflected in a stream
She may not be what she may seem
Inside her shell
E' troppo importante per perderlo, lo rivendicherei fino alla nausea degli ascoltatori, fino all'uggia dei frontisti, fino a farmi tirare le pietre e l'acqua dai catini, come quando ti ho baciata su quella gradinata e tu hai schiacciato i campanelli con la schiena...
...Risvegliando il desiderio di 4 vecchi, ormai senza più denti per mordere la mela, di essere svegliati in piena notte da un assalto di farfalle nello stomaco.
She who always seems so happy in a crowd
Whose eyes can be so private and so proud
No one's allowed to see them when they cry
She may be the love that cannot hope to last
May come to me from shadows of the past
That I'll remember till the day I die
Posso allora?
Cosa?
Ripararlo... dalle ferite delle farfalle, dai colpi delle pietre, dalle polmoniti per le docce fredde alle due di notte, incorniciarlo nel momento in cui fissavi un punto infinito di me, concentrata come se fosse l'ultimo lembo di terra dal parapetto di una nave.
O il primo dopo una lunga traversata.
O l'unico.
O quello che nascondeva gli altri.
She
May be the reason I survive
The why and wherefore I'm alive
The one I'll care for through the rough and ready years
Me I'll take her laughter and her tears
And make them all my souvenirs
For where she goes I've got to be
The meaning of my life is
She, she, she

Where did you go?
45 Mercy Street
Oggi ci si ferma qui, le pago in anticipo il non ritorno.
Grazie.
E' stata una così bella escursione che voglio rifarla a piedi, camminando all'indietro per non avere una meta ma solo la visione di un punto di distacco.
Non si preoccupi non la manderanno a cercarmi, stasera tornerò in tempo per il bridge delle sei, fruscerò in acquamarina tintinnando coralli mentre farò la presa, metterò in serbo il nostro patrimonio, guardando in faccia il nord quando dichiarerò che sto per ripulire il tavolo da gioco.
I try the Back Bay.
Not there.
Not there.
And yet I know the number.
45 Mercy Street.
I know the stained-glass window
of the foyer,
the three flights of the house
with its parquet floors.
I know the furniture and
mother, grandmother, great-grandmother,
the servants.
I know the cupboard of Spode
the boat of ice, solid silver,
where the butter sits in neat squares
like strange giant's teeth
on the big mahogany table.
I know it well.
Not there.
Una camera, prego.
Sì lo so che ne ho una altrove.
Lei è forse dell'idea che si debba vivere riverniciando sempre gli stessi muri?
Non arrossisca, mica è una critica, solo un'osservazione. Voglio una stanza, sempre la stessa, controlli indietro ci sono già stata qua.
Sì quella che si affaccia sulla strada, esatto, voglio addormentarmi con la ninna nanna dell'insegna che ritma i secondi, che di notte per me sono più lunghi. La stanza tappezzata di rosa sbiadito... voi lo chiamate cipria, ma se me la mettessi in faccia saprei di cenere e di pensieri andati a male per asfissia.
I walk in a yellow dress
and a white pocketbook stuffed with cigarettes,
enough pills, my wallet, my keys,
and being twenty-eight, or is it forty-five?
I walk. I walk.
I hold matches at street signs
for it is dark,
as dark as the leathery dead
and I have lost my green Ford,
my house in the suburbs,
two little kids
sucked up like pollen by the bee in me
and a husband
who has wiped off his eyes
in order not to see my inside out
and I am walking and looking
and this is no dream
just my oily life
where the people are alibis
and the street is unfindable for an
entire lifetime.
Le chiavi. Grazie.
No non ho bagaglio, mi basto per ogni eccesso sa? Non mi occorrono bauli da far svaligiare a buon mercato.
No non è stato sempre così. Viaggiavo pesante sa? Una valigia solo per i pensieri. Mi ci voleva sempre un aiuto per portarle appresso e all'aiuto ci voleva sempre un mancia perchè non mi lasciasse in panne fra un gradino e l'altro. Finiva che perdevo pezzi; regalavo foulard e poi rubavo saponette per compensarne il profumo rimasto impigliato fra le maglie di tessuto sintetico; snocciolavo perle negli angoli dei foyer e ingoiavo lanicci ricercando rossetti sotto il letto.
Un giorno ho rovesciato tutto dalla finestra, in testa a un mezzo amante che mi aveva rubato il cuore e le lenzuola e quando sono scesa c'era un gatto persiano che si era fatto un gilet con una mia coulotte, lo smalto aveva disegnato strisce pedonali per una famiglia di formiche in gita di piacere e i profumi si erano allacciati fino ad ammazzarsi di gelosia in un odore di morte inutile e annoiata.
Adesso porto solo una pochette.
I open my pocketbook,
as women do,
and fish swim back and forth
between the dollars and the lipstick.
I pick them out,
one by one
and throw them at the street signs,
and shoot my pocketbook
into the Charles River.
Next I pull the dream off
and slam into the cement wall
of the clumsy calendar
I live in,
my life,
and its hauled up
notebooks.
